Per incontrare i fantasmi non occorre andare in Scozia, se vi piacciono i misteri “sanguinolenti” non dovete volare fino in Transilvania. C’è un bel cocktail di mistero, sangue, storia e fantasmi anche a quattro passi dalla moderna Milano.Ai confini della sua provincia con quella di Bergamo, sorge sulla riva lombarda  del fiume Adda il castello di Trezzo, o almeno quello che ne rimane. Sorto in età longobarda, fu poi una rocca di Federico Barbarossa (quello della battaglia di Legnano) e poi dei Visconti. Si dice che il castello nasconda un grande tesoro, quello appartenuto proprio a Federico Barbarossa, imperatore del sacro romano impero nella seconda metà del XII secolo.

Non solo. Storie di fantasmi interessano questo grande castello ormai in rovina. Come quella che racconta la strana esperienza di alcuni soldati tedeschi nella seconda guerra mondiale.

Quei militari si erano accampati tra le mura del castello per passare la notte. Nel buio più fitto furono svegliati da strani rumori e si trovarono faccia a faccia con soldati in armatura medievale che li invitarono ad unirsi a loro. Li portarono al cospetto del loro Signore che diede loro da bere.

La mattina seguente, i militari tedeschi si svegliarono, ognuno pensando di aver avuto un sogno, per poi scoprire che anche i suoi commilitoni avevano fatto lo stesso sogno. Chi era il Signore che diede loro da bere? Forse il Barbarossa  che, si dice, protegga tutt’ora il suo tesoro.

Ma il castello di Trezzo gronda anche di sangue e sofferenza. All’interno si trovano due pozzi: in uno di questi, i Visconti gettavano giù gli ospiti indesiderati ed i nemici catturati in guerra. Altri, venivano torturati nella “stanza della goccia”, ricavata in una delle grotte umide dal cui soffitto cadevano continuamente gocce.

Il prigioniero veniva legato proprio sotto uno dei punti di caduta e le gocce gli scavavano lentamente il cranio, provocandogli una morte atroce. Su alcune pareti dei sotterranei si vedono ancora oggi delle macchie rosse. Si dice sia il sangue delle centinaia di persone morte lì sotto, che sgorga dalla roccia per ricordare agli uomini di oggi quei tristi e maledetti momenti.

Come ad esempio quello che ha avuto per vittima la figlia di Bernabò Visconti, signore alla fine del XIV secolo, che venne murata viva nelle segrete del castello, colpevole di essersi innamorata dello stalliere, il quale morì anch’egli nel tentativo di difenderla. Nel dicembre del 1385 proprio in questo castello, morì lo stesso Bernabò, ucciso da una porzione di fagioli avvelenati dal nipote, Gian Galeazzo, che gli succedette alla testa della Signoria.

I misteri del castello di Trezzo non finiscono qui. Tempo fa, uno scavo archeologico ha portato alla luce una tomba di età longobarda, in cui vennero trovati i resti di Rodchis, un guerriero alto più di 2,50 metri, un  vero e proprio gigante. Per farlo stare nel sepolcro dovettero piegargli le gambe. Quel gigante era un “fenomeno” oppure in quel tempo ne esistevano altri?

Il mistero avvolge anche la tecnica di costruzione del castello. Si racconta, infatti che il castello venne iniziato per volere della regina Teodolinda, anche se probabilmente il luogo era già frequentato prima del VI secolo d.C., ma mancano prove certe.

Comunque, è incredibile pensare che la costruzione sia ancora in piedi, almeno in quello che rimane, dopo più di mille anni, pur non essendo stata usato alcun tipo di malta.

Le pietre sono appoggiate le une sulle altre, sono incastrate tra loro e nelle fessure non passa nemmeno la lama di un coltello. Ci sono basamenti forse d’età più antica di quella dei Celti. Le popolazioni che si susseguirono successivamente nella storia del castello potrebbero aver usato elementi architettonici già presenti in loco, appartenuti a qualche civiltà dimenticata.

Si ipotizza ciò per via di alcuni ritrovamenti anomali. Difficile credere, infatti, che in età medievale potessero “creare” il granito, eppure, visitando il castello, ci accorgiamo della presenza di strani blocchi all’apparenza monolitici, in verità agglomerati. Perché non ne sappiamo più nulla? Perché tale tecnica architettonica non è giunta fino ai giorni nostri? Lo zoccolo sul quale sorge la torre sembra costituito in un unico blocco di pietra. Potrebbe essersi già trovato sul posto?

Sotto al castello, si trova l’entrata di una galleria sotterranea, ormai franata. La leggenda racconta che, un tempo, questa collegasse il Castello Visconteo ad altri castelli della zona, anche fino a Bergamo, quindi passando sotto il letto del fiume Adda. Difficile credere che la civiltà di quel tempo potesse essere in possesso di una tecnologia capace di simili cose. A questo punto, la fantasia può volare!