Rocca malatestiana di Montefiore

Rocca malatestiana di Montefiore

 

 

 

 

 

 

Non la storia di uno ma di ben due fantasmi ruotano attorno alla bellissima Rocca malatestiana di Montefiore Conca nel riminese. E già perché qui una è Azzurrina, morta in circostanze misteriose nel Castello di Montebello e sarebbe figlia dell’altra fantasmessa: Donna Costanza. E Costanza che faceva Malatesta di cognome, richiama le gesta altisonanti di un casato di tutto rispetto ed evoca – negli animi più romantici – la storia narrata dal Sommo Poeta nella Divina Commedia. Nei versi del canto V dell’Inferno si legge: “Amor, ch’a nullo amato amar perdona, mi prese del costui piacer sì forte, che, come vedi, ancor non m’abbandona”, parole che immortalano lo strazio di quell’amore vissuto fino all’ultimo respiro dai due amanti che perfino nell’aldilà sono condannati ad essere agitati dalla passione che li aveva scossi in terra. Dante “romanza” la tresca che la bella Francesca da Rimini (da Polenta, da nubile) visse nel castello di Gradara, feudo dei Malatesta come Montefiore, dove ebbe a giacere tra le braccia del cognato Paolo, un bell’imbusto di tutto rispetto a confronto del marito che aveva l’irridente soprannome dello “sciancato”, e ho detto tutto. Dicevamo che a Montefiore Conca il caso si complica e non sono focosi amanti ad inseguirsi sui camminamenti di ronda ma apparizioni e sparizioni di una bella dama, un po’ vogliosa anch’ella. Il fantasma è quello di Costanza l’unica figlia di Maltesta l’Ungaro, secondo alcune ricostruzioni degli storici. Costanza sposò giovanissima nel 1363, il marchese Ugo d’Este ma rimase vedova poco più che ventenne nel 1370. Alla morte del consorte tornò ad abitare la Rocca di Montefiore portando con sé una ricchissima dote. Qui non tardò a consolarsi, dandosi ad una vita dissoluta costellata di fugaci amori. Il Clementini racconta che fu trovata nel letto a concupire con un mercenario tedesco, tale Ormanno. Ciò provocò le ire dello zio che ordinò ad un sicario, di farli fuori entrambi. L’aguzzino però si rifiutò di uccidere la bella Costanza (e noi malignando pensiamo alla ricompensa che potette ricevere per un gesto di cotanta clemenza), ma questa infine non le venne comunque risparmiata e un tale Foriuzzo, più ligio nel seguire gli ordini, eseguì il mandato il 15 ottobre 1378. Ma oltre alla sparizione, a Costanza toccò una nuova apparizione, il suo nome risulta infatti iscritto in un documento datato qualche anno dopo nel quale Costanza risulta ancora viva. È stata forse questa incongruenza a dare origine alla storia del fantasma di Costanza, che si aggira nei saloni del castello. Nella rocca però non si parla solo di rumorosi fantasmi ma anche di ben altri e ricchi misteri, quello ad esempio del tesoro dei Malatesta che da secoli ed in tanti hanno cercato. Attraverso le fonti si è cercati di risalire al luogo in cui sarebbe nascosto, senza addivenire – ad oggi – ad alcun risultato. Il canonico Vitali che scrisse una storia di Montefiore nel 1828, sostiene che il tesoro fosse stato nascosto da Sismondo Pandolfo nella Rocca: “i Malatesta, cinti d’assedio, dovettero nascondere in fretta e furia il tesoro, in “certe mura”…”. Non si sa il Vitali a quali mura facesse riferimento ma c’è un luogo nel castello che – non foss’altro che per il suo nome – indicherebbe comunque il transito di qualcosa di davvero prezioso: la “Torre del Tesoro”. A confortare questo dato piuttosto intuitivo, toponomastico, ci sono però degli episodi alquanto singolari. Agli abitanti della Rocca, non sfuggì infatti quanto accaduto nel maggio del 1952, data in cui la torre fu colpita da un fulmine nel corso di un temporale, nonostante l’esistenza di efficiente parafulmine sul campanile della Rocca. Qualcuno allora osservò che forse ad attrarre i fulmini potesse essere stato lo scintillio fulgido di preziosi metalli murati qua e là nel maniero. La torre fu poi denominata “Torre del Diavolo”, per scoraggiare i malintenzionati alla ricerca di improbabili casse auree, per salvaguardare anche la storia gloriosa della Rocca e preservare persino l’onore di Donna Costanza, che così riposi in pace trastullandosi magari tra gioielli e monete per rendere più lieto il suo violento trapasso.

Fonte: www.ilmattinodifoggia.it