Quando ho domandato in giro notizie sui fantasmi del Friuli-Venezia Giulia, mi sono sentito rispondere con i fantasmi del Porto Vecchio, dell’Austria-Ungheria o della Guerra Fredda. Insomma, con metafore belle e interessanti. Ma io volevo i fantasmi. Quelli veri.
Roma ha fantasmi in ogni angolo, perfino in periferia. Qualche tempo fa, un’amica con cui ero in scooter mi indica una finestra di via Prenestina e mi dice “Là ce sta’n fantasma de un bambino”. Ecco, fantasmi, fantasmi ovunque. E Venezia è anche meglio: c’è la Ca’ Dario, la casa “più maledetta” d’Italia, e l’isola di Poveglia, forse la più infestata al mondo. Le sue acque accoglievano i condannati a morte per affogamento, la sua terra gli appestati delle epidemie. Un luogo dove ci si andava per morire. Oggi è in stato di abbandono, ma vive di leggende, presenze e segreti. Cioè vive di Storia.

Perché il bello dei fantasmi è questo. Purtroppo la nostra cultura tende a liquidarli come “monade”. “Bon, ma queste xe monade!” si esclama tronfi prima di tornare a parlare dei furlani che ga solo panoce .12165779_10153742880509668_1936904654_n

Invece non è così. Nella storia di un fantasma c’è l’arco di una vita, il territorio e il contesto che l’hanno generata, e infine una morte che sospende tutto, e che porta lo spirito a vagare per colmare un vuoto. E anche se l’argomento ha fatto impazzire Shakespeare, Lovercraft, James e Dickens, non è solo roba da anglosassoni: già l’italianissimo Plauto ne era affascinato, tanto da inserirne uno nel suo Mostellaria.

I fantasmi sono un ponte con il passato, e ci costringono a fare i conti con ciò che vorremmo dimenticare. Per questo, spesso, fanno paura. Ma una città che vive di passato (e che spesso ci rimane impigliata), dovrebbe andare a nozze con gli spiriti d’altri tempi. Quindi: dove xe i fantasmi domaci?
La ricerca non è stata semplice: le informazioni che si trovano sono quasi sempre le stesse. Domando dunque pubblicamente ai lettori di Bora.La di integrare le informazioni che ho trovato, in modo da rispolverare un po’ di storie che, altrimenti, diventerebbero fantasmi di loro stesse.

Per cominciare, vi suggerirei di stare attenti (ma non alla larga) dal Castello di Miramare: oltre ad avere fama di portare sfiga a chi vi pernotta, a tal punto che, secondo la tradizione, il colonnello neozelandese Bowman preferì dormire sotto una tenda piantata nel parco piuttosto che sfidare la malasorte, pare che il castello ospiti attualmente il fantasma dei suoi più famosi inquilini: Carlotta e Massimiliano. E pazienza che lei sia morta in Belgio e lui in Messico: è qui che risiede il loro spirito, la notte, quando l’unica voce che parla è quella del Golfo, e dei pescatori abusivi.

Carlotta, a modo suo una “dama bianca”. La dama bianca è un tipo di fantasma che compare spesso: solo per citare le zone nostre, il castello di Gorizia, dove si aggirerebbe il fantasma della tremenda contessa Caterina, o il castello di Duino, dove la leggenda vuole che una fanciulla sia stata scagliata in mare dal feroce consorte e quindi trasformata in scoglio. Pare che il suo spettro, di notte, si aggiri singhiozzante per il castello. È la donna che soccombe sotto la violenza dell’amore, e rimane sulla terra per l’eternità. Ma a Trieste c’è di più. C’è una Dama Nera. Robe de prima della Prima Guera...

Piazzetta Santa Lucia 1, Cavana. Si racconta che qui, tempo fa, una signora ricevesse la visita notturna di una misteriosa donna vestita di nero con un vistoso colletto bianco. Lo spettro compariva nella sua camera da letto e, senza proferire parola, si inginocchiava per pregare il rosario. Chi era questa donna? L’edificio che oggi ospita la “Casa di S.Bernardette”, un tempo era un convento. Pare avesse origine addirittura nel 1226, quando Sant’Antonio da Padova, in visita a Trieste, avrebbe fondato una comunità di religiosi fuori Porta Cavana. Lì accanto, avrebbe poi fatto erigere una chiesa, col tempo diventata la Chiesa della Beata Vergine del Soccorso. Il convento ebbe vita fino al 1778, anno in cui Giuseppe II (el fìo de Maria Teresa d’Austria) ordinò la soppressione di tutte le case religiose. Dunque Dama Nera in quanto suora? È possibile. Ho provato a cercare qualche informazione in più, ma non ho ottenuto granché. Ho trovato però una chiusa alla leggenda: si dice che, dopo alcuni lavori di manutenzione, si siano trovati finalmente dei resti umani, e che a seguito della doverosa cristiana sepoltura, le apparizioni della Dama Nera avrebbero avuto fine. Ora, vattelapesca a trovare fonti. Certo è che il concetto di ridare pace allo spettro seppellendone i resti è vecchio quanto l’uomo: già nell’Iliade Patroclo rimproverava Achille di non avergli dato sepoltura, o si pensi all’Eneide e agli insepolti che non potevano attraversare l’Acheronte, o all’Antigone e a cosa significhi lasciare i resti senza sepoltura, o semplicemente a Supernatural. Però è un bel finale.

FOTO DI FABRIZIO PALOMBIERI

FOTO DI FABRIZIO PALOMBIERI

Nell’arcinoto volume Trieste Nascosta, invece, si fa menzione di altri due posti infestati dal mistero: la villa ottocentesca di via Bazzoni 4, soprannominata amichevolmente “La Casa del Diavolo”, in cui sarebbero state avvistate figure bianche affacciarsi alle finestre, e la casa in via Madonnina 7, allendamente nota come “La Casa degli Spiriti”. Quest’ultima ha una storia interessante, che però ho avuto difficoltà ad approfondire (‘iuteme!): in uno di questi appartamenti, alla fine dell’Ottocento, vi si riuniva un curioso circolo denominato “Circolo Iddio, Gesù e Don Johnson”, presieduto da questo misterioso guaritore meravigliosamente chiamato Don Johnson. L’uomo venne poi arrestato e condannato, ma una cosa è certa: aveva stile nella scelta dei nomi.
È facile trovare voci di spettri in luoghi suggestivi: si è parlato di misteriose presenze nell’abbandonata Villa Cosulich, e poi c’è la famosa leggenda di Villa Revoltella, secondo cui il Barone, nella notte del 18 agosto 1863, avrebbe visto il fantasma di una ragazza nel parco della sua Villa. La ragazza sarebbe stata Myia, la figlia di Pitagora e Teano, bionda e ovviamente vestita di bianco, e da quella notte in poi sarebbe apparsa molte altre volte al nostro Barone, morto qualche anno più tardi.
Ma poi ci sono le case insospettabili. Ad esempio, Villa Prinz. Scrive Maranzana nel suo “Magia Bianca e Nera” di misteriosi ululati di vento quando il tempo è sereno, di luci impazzite e della fontana la cui acqua si tinge di sangue. E poi le presenze, come quell’ombra appoggiata alla balconata. Un’ombra dalle corna infernali. Ma perché a Villa Prinz? La villa venne fatta costruire nel 1926 da Francesco Primc, commerciante di granaglie originario di Villa del Nevoso. Una famiglia che aveva fatto fortuna, e che commissionò la costruzione all’Impresa Martelanz (quella che a fine Ottocento trasformò Barcola da villaggio agricolo a zona balneare, e che vi costruì la “Villa delle Cipolle”). Insomma, roba di un certo livello, che però non durò a lungo. La famiglia Primc venne colpita da un grave dissesto finanziario e il Tribunale pose tutto sotto sequestro. Si succedettero vari proprietari, ma nessuno sembrava volerci rimanere. A quanto si dice, una donna venne qui segregata dal marito, e alla fine, stremata, sfogò la propria rabbia contro un crocifisso. Ecco dunque spiegate le presenze dannate.

Quanto c’è di vero? Chi lo sa. Ma i fantasmi sono così: vivono di racconto, e noi dobbiamo raccontarli.

 

 

 

 

 

Fonte: http://bora.la/2015/10/12/fantasmi-a-trieste/