Inseriti all’interno del Parco Naturale Regionale Monti Ausoni e Lago di Fondi, due geositi di straordinario interesse situati nel comune di Collepardo:

IL POZZO D’ANTULLO

A circa 1 km dall’abitato di Collepardo, alle pendici dei monti La Monna e Rotonaria, nel complesso degli Ernici: è una grandiosa voragine di origine carsica (diametro superiore di circa 140 m, perimetro superiore 370 m, profondità circa 60 m) creatasi a seguito dello sprofondamento della volta di una grotta. Attualmente il punto più depresso della cavità e a -43 m, dove tra grandi massi franati dalla volta le acque piovane scompaiono in un cunicolo, impraticabile anche per gli speleologi. Le pareti strapiombanti presentano numerose stalattiti interessate ancora da stillicidio, alcune delle quali sono curve, generate probabilmente dal vento proveniente dai cunicoli laterali, che modifica la deposizione dei cristalli di calcare. Il fondo è coperto da una ricca e lussureggiante vegetazione, con alberi alti fino a 20 metri. Secondo un’antica tradizione e fino a qualche decennio fa dai pastori vi venivano calate le pecore e lasciate per mesi a pascolare. La voragine ha ispirato curiose leggende: una di esse narra che nel luogo dove è situato il pozzo, un tempo ci fosse un’aia dove alcuni contadini miscredenti, non onorando la festività della Madonna dell’Assunta, vollero battere il grano anche in questo giorno sacro. Per punirli la divina provvidenza fece sprofondare l’aia, dando vita all’enorme cavità.


LA GROTTA DI COLLEPARDO

La Grotta di Collepardo, visitata anche dalla Regina d’Italia Margherita di Savoia nel 1904, affascina con le maestose volte ricche di stalattiti multiformi, che spesso si collegano alle stalattiti che si innalzano verso di loro, in un processo lentissimo e ancora attivo (mediamente con una crescita  che varia da minima di 1 mm ogni 20 anni ad 1 mm ogni 3 anni, a seconda della temperatura dell’aria e dell’intensità dello stillicidio, cioè dalla velocità di  gocciolamento dell’acqua). Lo spettacolo delle stalattiti e stalagmiti è di un fascino ineguagliabile: per la singolarità delle forme che riecheggiano figure umane ed animali,  furono denominate “Grotte dei Bambocci”. CAMPAGNE DI RILIEVO E CAMPIONAMENTO ARCHEOLOGICO Nei mesi di luglio 2014 e 2015 sono state effettuate all’interno delle Grotte due campagne di rilievo e campionamento archeologico, a cura dell’Università inglese di Durham, in collaborazione con la Soprintendenza per i Beni Archeologici del Lazio, l’Università di Tor Vergata (Roma), l’Amministrazione Comunale e il Consorzio delle Grotte di Pastena e Collepardo. Già nel 2008 la grotta aveva restituito numerosi reperti umani, ceramici e faunistici risalenti alla media età del Bronzo, circa 3.500 anni fa. Durante le settimane di ricerca sono emersi dati interessantissimi, che contribuiranno alla comprensione della vita quotidiana e delle pratiche cultuali e funerarie delle comunità preistoriche che abitavano questo territorio. In particolare, la grande quantità di resti scheletrici documentati lascia ipotizzare che la grotta fosse utilizzata a scopo funerario.

 


LE GROTTE

La Grotta di Collepardo si apre circa 30 m al disopra del letto del torrente Fiume, che in quel punto scorre in una stretta gola. Un grande ingresso triangolare immette in un vasto ambiente ingombro di massi di crollo; sul suo fondo, nel punto più basso, un tempo esisteva un lago che raccoglieva le acque dei torrenti sotterranei che confluivano poi nel corso d’acqua esterno. Anche se non si nota immediatamente, la Grotta di Collepardo consiste di un unico grande ambiente, diviso in tre settori da sbarramenti formati da colonne stalagmitiche. Queste ultime risultano allineate, come si nota esaminando la pianta, secondo le direzioni delle principali fratture della roccia. I piani di faglia, cioè delle grandi fratture che hanno originato la cavità sono ben visibili all’interno sotto forma di pareti lisce e verticali. L’andamento del fondo della grotta è in netta salita, soprattutto nell’ultima parte, dove i cumuli di massi degli antichi crolli sono ricoperti da crostoni di concrezione, vaschette, stalagmiti, e soprattutto colonne di ogni tipo e dimensione. Anche la volta è mascherata da concrezioni e cortine stalattitiche. Sulla destra dell’ingresso si trova la sola diramazione che si stacca dall’ambiente principale: procedendo in una stretta ed alta frattura si giunge ad una saletta abitata da una colonia di pipistrelli. Qui l’illuminazione è stata spenta per garantire la sopravvivenza della colonia; infatti il letargo dei pipistrelli, che sono una specie protetta da varie Convenzioni internazionali, può essere disturbato dalla presenza di troppi visitatori..Anche se nella grotta non scorrono più le acque sotterranee che un tempo l’hanno modellata, esiste ancora un notevole stillicidio che percola attraverso le fratture della roccia, mantenendo l’umidità dell’ ambiente prossima al 90%.

Fonte: http://grottepastenacollepardo.it/grotta-di-collepardo-pozzo-dantullo