Castello di Lari

Castello di Lari

 

A soli 30 km da Pisa, sull’intersezione di tre crinali superiori, sorge il piccolo borgo di Lari con al centro il suo imponente castello.
La struttura attuale risale alla prima metà del Seicento, ma la sua esistenza è accertata già da alcuni documenti risalenti all’alto medioevo. Il castello fu conteso tra Pisa, che se ne impossessò e lo trasformò in capitanato del Comune e Firenze che conquistò definitivamente Lari intorno al 1400, potenziandone tra le altre cose il sistema difensivo, dopo numerosi scontri e sanguinose battaglie.
Il castello divenne la dimora stabile dei Vicari nonché sede del tribunale, della sala delle torture, della sala dove gli interrogati venivano giustiziati qualora fossero risultati colpevoli e delle prigioni.
La sala dei tormenti (ovvero la sala delle torture) venne affrescata nel 1530 e nel 1700 vennero ampliate le prigioni, soltanto in tempi relativamente recenti (1934) il carcere venne poi definitivamente chiuso. Nel 1991 iniziò l’opera di recupero del castello da parte del Comune di Lari e vennero attivate anche le visite guidate affiancate da un gruppo di giovani volontari. Ad oggi è possibile visitare i sotterranei (detti anche “l’Inferno”), la sala del tribunale, la sala dei tormenti, il carcere e la cappella nel cortile interno.

Il fantasma del Rosso della Paola
Come ogni luogo degli orrori che si rispetti, anche il castello di Lari possiede il suo fantasma.
Giovanni Princi (detto il Rosso della Paola) venne incarcerato a Lari per le sue idee politiche e all’interno del castello trovò anche la morte dal momento che fu trovato impiccato alle inferriate della sua cella la mattina del 16 dicembre 1922.
Le ragioni della sua morte (apparentemente un suicidio) non furono mai chiarite, anche se sul corpo furono trovati segni inequivocabili di percosse e fu quindi ipotizzato che fosse stato picchiato, ucciso e poi solo successivamente impiccato.
Quando il carcere venne chiuso l’ex guardiano continuò ad abitare il castello insieme alla sua famiglia e questi furono i primi ad affermare che ogni tanto, la notte del 15 di dicembre, il Rosso della Paola tornava a manifestarsi. Molte altre persone affermano di aver assistito a fatti inspiegabili avvenuti all’interno del castello e soprattutto di aver visto un uomo, avvolto da una strana nebbia, dileguarsi velocemente nell’oscurità.

Gostanza da Libbiano sottoposta a interrogatorio dalla Santa Inquisizione
Gostanza venne arrestata una mattina di novembre del 1594, conosceva l’arte curativa delle erbe e molte persone, anche da molto lontano, ricorrevano a lei per farsi curare.
Un giorno un giovane che lei aveva tentato di curare morì e Gostanza venne accusata di averlo ucciso e di intrattenere dei rapporti con il demonio.
Gostanza, che all’epoca aveva 60 anni, fu incarcerata, interrogata e torturata, come molte delle vittime dell’inquisizione la donna finì per convincersi e confessare di essere una discepola del maligno.
Gostanza ritrattò le sue deposizioni soltanto con l’inquisitore generale di Firenze, chiamato successivamente a presiedere il processo. Questi rilesse attentamente i documenti del processo prima di interrogare Gostanza e si rese subito conto che la superstizione era stata alimentata da gelosie e ripicche di paese. Gostanza venne quindi prosciolta dall’accusa di stregoneria, ma le venne impedito di medicare uomini, donne e bestie, fu confinata a tre miglia di distanza dalla sua casa sotto pena del carcere e della frusta e c’è chi afferma che ancora oggi il suo fantasma si aggiri inquieto per le stanze del castello, pur non avendovi trovato la morte.

Grazie ai volontari del Comune di Lari, che vi accompagneranno nelle tormentate stanze di questo antico castello, sarà possibile immedesimarvi con gli uomini e le donne che sono stati rinchiusi qui nel corso dei secoli e rabbrividerete osservando gli strumenti di tortura che vennero utilizzati per estorcer loro le confessioni.
Il Castello di Lari è’ un luogo da visitare, per non cancellare mai dalla nostra memoria, gli orrori di cui sono stati capaci gli uomini, in nome della cosiddetta “giustizia” e della Chiesa.

Fonte:  inyourtuscany.com