Vico d'Angio'

Vico d’Angio’

Uno dei luoghi più carichi di suggestione nel vecchio centro storico di Foggia è rappresentato da una stretta viuzza, chiamata oggi ancora Vico d’Angiò per il cognome della famiglia foggiana che vi abitava, come risulta dai catasti antichi di Foggia. Questa caratteristica stradina, partendo da Vico Pietà arriva accanto alle mura della chiesa dei Morti, per proseguire poi in un tratto senza uscita accanto all’antico palazzo che i frati di San Leonardo di Siponto avevano per curare i loro interessi commerciali, ed infatti questo tratto senza uscita era chiamato vico San Leonardo. In questo breve tratto la viuzza scorre tra le vetuste mura di palazzi gentilizi contrassegnate da un rarissimo ed antico sfiatatoio per camino, che dal piano terreno si sviluppa verso l’alto per sfuggire quasi all’angustia del vicolo che qui non ha sfogo, chiuso dalle pareti di antichi edifici. 
Proprio questo particolare sfiatatoio, unica testimonianza nel nostro centro storico, è sopravvissuto a secoli di distruzioni e trasformazioni edilizie, ristrutturazione ed abbattimenti che hanno modificato il nucleo più antico di Foggia. Questa piccola testimonianza di architettura minore, collegata a qualche vecchio camino, è oggetto di una vecchia leggenda, che vede come protagonista il fantasma di un giovane monaco. Il frate, che qualcuno giura di aver visto nelle notti d’inverno vagare nel tratto senza uscita del vicolo, secondo la tradizione, spunta fuori proprio dallo sfiatatoio dell’antico camino. Il suo aspetto è quello di un fraticello rubizzo in volto, con tanto di chierica, saio e cordone che cinge una sviluppata pancetta.
Particolare caratteristica che è alla base della storiella di questo simpatico fantasma; si narra che il frate fantasma viveva a Foggia nel palazzo di proprietà del monastero di San Leonardo, che, anziché sorgere isolato come il convento principale, si ergeva nel centro di Foggia e bastava affacciarsi ai balconi per essere rapiti dalle tentazioni delle belle popolane dei vicoli sottostanti. Il fraticello, insomma, forse non pienamente convinto della sua vocazione, cercò disperato una via di fuga dal palazzo dei suoi confratelli e, ritenuto che lo sfiatatoio del camino poteva essere un buon passaggio per fuggire, vi si introdusse in una notte d’estate, quando le ceneri dell’inverno erano ormai spente da tempo. Purtroppo la taglia del giovane frate era una extralarge ed il povero monaco rimase incastrato nello sfiatatoio del camino, ove fu ritrovato, ormai morto soffocato, dai suoi confratelli il mattino dopo. 
La sua morte violenta ed il tradimento del suo ordine bastarono per trasformarlo in un fantasma che ancora oggi cerca di spaventare gli abitanti del vicolo con i suoi soffi improvvisi che fanno volare i panni stesi ad asciugare e disperare le moderne casalinghe che hanno sostituito le popolane di un tempo.

Fonte: la gazzetta del mezzogiorno