Castello di Dozza (BO)

Castello di Dozza (BO)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La Rocca Sforzesca di Dozza,  un paesino di circa 6.000 abitanti, in provincia di Bologna, ultimo comune della Romagna, con  un delizioso borgo medioevale famoso, fra le altre cose, per i suoi meravigliosi murales.

Un borgo fiabesco che nell’antichità era addirittura considerato un’oasi: infatti, mentre nei territori circostanti si registrava una frequente penuria idrica, a Dozza c’era un acquedotto proveniente dal Monte del Re, che accumulava l’acqua in una cisterna. A ricordare questo fatto storico sono il toponimo, il cui significato è “doccia”, e il grifone raffigurato nello stemma cittadino mentre si abbevera a una conduttura.

La splendida Rocca Sforzesca, eretta nel 1250, e fortificata nel Quattrocento per volere di Caterina Sforza, in particolare con l’aggiunta del suggestivo Torresino. Oggi la Rocca è la memoria storica del borgo, e ospita un museo dove è possibile ammirare alcuni affreschi creati per la Biennale, scrostati e trasferiti nella fortezza.

Sebbene Dozza porti nel suo nome l’acqua, è in realtà il vino il “liquido” che la rende famosa: infatti, da secoli il comune ha fatto del vino di qualità la sua bandiera, e possiamo rendercene conto visitando la spettacolare cantina dell’Enoteca Regionale Emiliana all’interno della Rocca, contenente una vastissima selezione di etichette di qualità del territorio.

La cantina della Rocca

La cantina della Rocca

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il fantasma.

Caterina Sforza

Caterina Sforza

La contessa Caterina Sforza, signora di Imola e Forlì nel XV secolo, visse nei manieri che dominano gli altipiani della Romagna. E continua a viverci, se è vero che il suo spettro si aggira la notte nel castello di Pincandoli, tra le mura del Dozza e alla Rocca di Brisighella. A tutto vantaggio del turismo locale.

Innumerevoli sono le leggende che circondano la figura mitica di Caterina Sforza , femina di grandissimo animo et core e mostro in femminil figura, che fu contessa di Imola e Forlì nel XV secolo. Il fantasma di questa donna, passata alla storia come guerriera e feroce, compare da secoli nei luoghi in cui visse. Armata di lancia, la si vede lanciarsi fuori dal castello di Picandoli, che in vita difese ardimentosamente dall’assalto di Cesare Borgia. Si dice poi che nel palazzo Sforza di Imola sia nascosta una gran cassa d’oro e che lo spirito della sua padrona di aggiri ancora per le stanze del palazzo con un lume. Quando qualcuno tenta di avventurarsi su una certa scaletta buia, il suo fantasma compare in cima e fa piombare il buio per impedirgli il passaggio verso le sue dimore segrete. Si dice poi che nelle notti di luna piena, il bel volto di Caterina appaia tra le bifore del suo castello, intenta a scrutare negli astri i segreti del futuro.

Caterina Sforza infatti, oltre che signora guerriera e spietata, è ricordata dalla storia per la sua bellezza e per le sue conoscenze di alchimia. Suo è il volto che incarna la Madonna raffigurata tra gli stucchi del coro della Chiesa di Santa Maria degli Angeli a Brisighella. Marco Palmezzano la raffigurò nel 1520, quando la contessa era già morta da 11 anni e il suo nome era stato consegnato al mito.
In prima persona, questa impavida guerriera resistette all’assalto di Cesare Borgia, il Valentino, che assediò il suo castello per giorni, incitando i suoi alla lotta. Infine, sconfitta, fu condotta a Roma per essere rinchiusa come prigioniera a Castel Sant’Angelo ma anziché seguire legata ai ceppi il destriero del vincitore, entrò nella città cavalcando al suo fianco, vestita come una regina e avvinghiata da catene d’oro massiccio. I francesi nemici, in onore del suo indomito coraggio dettero il nome di “Caterina”al loro cannone più potente.
Le ragioni della leggenda che ancora oggi circonda la potente sovrana dell’Emilia Romagna del Rinascimento affonda probabilmente le sue ragioni nel contesto storico in cui la contessa visse.
Ad Imola e Forlì, quello degli Sforza fu l’ultimo governo laico a cui seguirono 349 anni del dominio papale conquistato da Alessandro IV, zio di quel Cesare Borgia che aveva espugnato il palazzo di Caterina. Il nuovo potere politico probabilmente ebbe interesse ad incentivare presso il popolo l’immagine superstiziosa di una sovrana dai tratti quasi demoniaci, lontana dalla fede, alimentando così il terrore nella popolazione di sue apparizioni notturne, mentre l’immagine della guerriera ormai sconfitta continuava a campeggiare sugli stemmi appesi alle rocche delle sue città. Fatto sta che ancora oggi, tra quelle rocche, qualcuno racconta di sentire la sua presenza.
A Dozza, nella rocca sforzesca, si parla di questo fantasma…….ma per lo più sembrano essere solo dicerie senza nessun fondamento……

Caterina Sforza fu una figura di grande rilievo nella società del suo tempo, valorosa combattente, dalla personalità eclettica e sanguigna, virago e demonio femminile, esperta in alchimie erboristiche, (scrisse anche un trattato su questo argomento contenente oltre 500 procedimenti vari, dai cosmetici ai veleni mortali), violenta e risoluta con i nemici. Memorabile è rimasta la distruzione di Palazzo Orsi a seguito dell’uccisione del suo amato, o l’aneddoto che la ricorda sulla cortina di Schiavonia, assediata dai faentini che minacciavano di ucciderne il figlio, proseguire incurante il suo tentativo di riconquista del potere, alzando la gonna e indicando la sua vulva quale “strumento per fare altri figli”. Esponente della nobile e potente famiglia che diede il nome al castello, Caterina Sforza è un personaggio attorno a cui ruotano molte leggende e dicerie di cui è impossibile verificare l’autenticità. Appellata anche come ‘la grande signora della Romagna’, di Caterina si dice, ad esempio, che facesse gettare nei pozzi del castello gli ospiti indesiderati, che morivano a causa delle lame affilate che la nobildonna aveva fatto collocare sul fondo. Secondo i locali, la nobildonna fece erigere il castello in una sola notte grazie all’aiuto del diavolo in persona! Di sicuro c’è che fu una donna con una forza d’animo non comune, scaltra e astuta. Nonostante siano passati molti secoli, pare che il suo fantasma sia stato avvistato mentre vaga nei dintorni del castello (di Imola) con una tremula candela in mano.

A lei è dedicata una ballata del XVI secolo, attribuita a Marsilio Compagnon, che così comincia:

Ascolta questa sconsolata
Catherina da Forlivo
Ch’io ho gran guerra nel confino
Senza aiuto abbandonata
Io non veggo alcun signore
Che a cavallo monti armato
E poi mostri il suo vigore
Per difendere il mio stato
Tutto il mondo è spaventato
Quando senton criar Franza
E d’Italia la possanza
Par che sia profundata
‘Scolta questa sconsolata
Catherina da Forlivo…