La Milano da bere, la Milano della moda, la Milano industriosa e produttiva.
La Milano dell’arte, della Scala tempio dell’Opera, di San Siro Scala del calcio, della scala in ferro e vetro collocata sulla fiancata dello splendido antico edificio della Loggia dei mercanti, in una delle più belle e suggestive piazzette della città, subito il Duomo (foto a sinistra). Cosa c’entra?
Essa rappresenta il mistero. L’arcano. L’orrore.

Perché Milano è anche questo: ci sono luoghi e leggende che non troverete sulle guide turistiche.
Dunque seguiteci, meglio se in una giornata autunnale ventosa e piovosa. Il massimo sarebbe avere la nebbia, ma nemmeno quella è la stessa di venti o trenta anni fa.
E’ un “Mediolanum Horror Tour”, da compiersi a piedi o con i mezzi pubblici. Se siete in automobile, limitatevi a transitare per piazzale Loreto in un giorno feriale tra le 7 di mattina e le 7 di sera: orrori e misteri più grandi, non ne troverete.
Partiamo dal cuore della città, non lontano da piazza del Duomo: San Bernardino alle Ossa, detta “La chiesa dei morti” in piazza Santo Stefano, edificata su un antico lazzaretto. La macabra cappella, le cui nere pareti sono coperte da migliaia di ossa umane (nella foto a destra un particolare), sembra essere uscita dalle pagine di un vecchio albo di “Dylan Dog” o riciclata da una scenografia della Hammer Film. Si narra che lo scheletro di una bimba, la notte del 2 novembre, si liberi dal cumulo dei suoi simili alla sinistra dell’altare mettendosi a capo di una lugubre Totentanz. Di notte purtroppo la chiesa è serrata (per non lasciare entrare o per non lasciare uscire?) e i custodi non sono molto inclini a sostenere il chiacchiericcio popolare. Un ambiente da gustarsi in silenzio… e da soli. Un luogo oscuro e suggestivo come pochi.
Pochi passi e passando da piazza del Duomo si arriva al Castello Sforzesco, caratterizzato da un dedalo di cunicoli sotterranei di cui solo un terzo è stato fino ad oggi esplorato. Vengono a volte organizzate visite guidate, ma solo in certi periodi dell’anno.
Da notare che da sempre si vocifera di tunnel e passaggi segreti nel suolo di diverse chiese milanesi, in particolare Santa Maria delle Grazie.
Ma del Castello Sforzesco (foto sotto) non interessano soltanto i sotterranei. Ecco la lista della spesa delle anime inquiete che vi si potrebbero incontrare.
Bona di Savoia, nella torre quadrata, piangerebbe ancora la morte dei propria amati.
Bianca Sforza, accanto alla fontanella dei leoni intreccia funeree ghirlande di rovi, ricordando la prima notte di nozze in cui morì tra le braccia del marito Galeazzo Sanseverino.
Isabella d’Aragone, in cerca del veleno per sterminare gli Sforza.
Beatrice d’Este, deceduta per emorragia dopo aver dato alla luce un figlio morto.
Bianca Scappardone Visconti comparirebbe la Notte dei Morti, che non per niente si chiama così. La donna fu decapitata al castello nel 1526 dopo avere spinto uno dei suoi tanti amanti, Pietro Cardona, ad ucciderne un altro, tale Ardizzino Valperga, che l’aveva schernita in pubblico rivelando particolari intimi. Il suo sangue, raccolto in un’anfora, fu donato come pegno d’amore da Pietro a Bianca. Lo spettro della donna apparirebbe nell’atto di bere il sangue dall’anfora in questione. Poi la sua testa si staccherebbe dal collo per rotolare lontano…
E infine, finalmente una figura maschile, il fantasma di Ludovico il Moro che tenterebbe ancora la fuga dai suoi nemici verso il Parco Sempione (foto sotto), nei pressi della Ponticella del Duca. Se lo vedete, cercate di seguirlo. Ci condurrà alla prossima tappa del Tour.
Oggi del parco ne parlano Elio e le Storie Tese in una canzone: è territorio di suonatori di bonghi e a volte persone allo sbando. Ma all’angolo con via Paleocapa, da metà del 1800 sino agli anni ’50 del secolo scorso compariva nottetempo una misteriosa e fascinosa signora vestita e velata di nero che adescava i passanti, spesso giovani e aitanti. La Dama in nero conduceva i concupiti lungo viali e sentieri del parco, sino a fare smarrire il senso dell’orientamento e la nozione del tempo. Dopo un lungo e tortuoso vagabondare tra i viali bui ci si trovava davanti ad una splendida dimora, una villa sontuosa di cui non si ha notizia essere mai esistita nel pur vasto parco.  La misteriosa figura portava i malcapitati in una grande sala da ballo addobbata con veli scuri. Un’orchestra misteriosa suonava. Le vittime si lasciavano condurre in danze sfrenate e libertine… finché la dama si toglieva il velo svelando un teschio dal sorriso civettuolo…
…pare ci sia chi è riuscito a fuggire gridando dal terrore e chi no.
Se siete ancora liberi di muovervi, torniamo al Duomo. Potremmo prendere la metropolitana, la linea rossa, e raccogliere informazioni tra i pendolari e il personale dell’Azienda dei trasporti su una leggenda urbana che ha fatto la comparsa in città negli ultimi anni: quella del fantasma di un poveraccio che si è gettato sui binari al passaggio di un treno… e che si dice di tanto in tanto lo faccia ancora. Ci sarebbero viaggiatori e macchinisti pronti a giurarlo.
Sarebbe da fare lo stesso, ma è molto più difficile, con il Teatro alla Scala di cui si era già parlato in apertura: si dice che nei sotterranei compaia spesso la Callas che vorrebbe vendicarsi d’essere stata lì fischiata durante una delle sue ultime rappresentazioni.
Bernarda Visconti si aggira invece nel chiostro di Santa Redegonda: colpevole d’adulterio fu imprigionata dal padre e lasciata morire di fame.
Nella strettissima via Bagnera si avverte talvolta un misterioso soffio d’aria gelida. Si dice essere lo spettro del muratore Antonio Boggia che tra il 1849 e il 1859 ammazzò quattro persone, che fece a pezzi e murò nel suo magazzino proprio in quella strada. Se vi affascina la vicenda potete cercarne gli echi in uno slargo tra porta Vigentina e porta Ludovica, dove il 6 aprile 1862 il Boggia venne impiccato. Fu l’ultima impiccagione in città.
E quando si arriva alla Basilica di Sant’Ambrogio (foto a sinistra) chiedete della colonna corinzia subito fuori il complesso ecclesiale, e osservate i due fori: avrete la misura della distanza che c’è tra le due corna del diavolo…
La Pinacoteca ambrosiana ospiterebbe invece lo spettro di Lucrezia Borgia, che vagherebbe per le sale della pinacoteca milanese, precisamente durante la Notte dei Morti (se siete cacciatori di fantasmi occorre dunque scegliere tra lei e Bianca Visconti al Castello) in cerca della famosa teca con i suoi capelli che in vita donò a Pietro Bembo. Essa si occuperebbe ancora oggi di lavarli e pettinarli: ciò starebbe a spiegare la lucentezza della ciocca bionda inalterata fino ai giorni nostri.
Rimanendo in ambito artistico, non può mancare una visita alla Pinacoteca di Brera (mentre potete ignorare tranquillamente i sedicenti veggenti che affollano nottetempo le viuzze del quartiere). La notte di San Giovanni qualche anno fa il circuito interno di videosorveglianza riprese una misteriosa figura femminile fuoriuscire dalla “Ninfa dei boschi”, dipinto risalente al XII secolo e attribuito a Bernardino Luini. La donna, completamente nuda e avvolta da strani bagliori, indicò il quadro dal quale era uscita per poi scomparire. Successivamente si procedette all’esame dell’opera d’arte attraverso i raggi X. Sotto l’attuale dipinto fu scoperto un altro soggetto ben più inquietante dell’apparizione stessa: un prato con al centro un oggetto non identificato, simile a un disco, e alcune figure umanoidi con quattro braccia. Dopo l’analisi il dipinto fu ritirato e mai più esposto al pubblico. Ad oggi se ne sarebbero perse le tracce, e anche i responsabili del museo pare non ne sappiano più nulla…
 
Paura, eh?
 
Non dovete. Andiamo a prendere una boccata d’aria non lontano dalla Pinacoteca, al Cimitero Monumentale (foto a destra). Al suo interno generazioni meneghine di dark o di blacksters hanno consumato le loro tormentate e vampiresche storie d’amore. E’ certamente un luogo che vale la pena visitare. Attenzione però perché nella zona intorno al cimitero e l’adiacente via Paolo Sarpi vaga il fantasma di un monaco che urla invettive feroci contro la corruzione della società e i suoi costumi. Faranno forse fatica a capirlo le migliaia di cinesi che affollano la Chinatown che si trova proprio nel quartiere: ma dato che si parla di misteri, può valere la pena entrare in una della tante botteghe, librerie, videoteche della zona. Chissà che non troviate in vendita un buffo animaletto peloso che, mi raccomando, non va mai bagnato né nutrito dopo mezzanotte…
Spostiamoci verso est. La Stazione Centrale. Prima o poi tutti quelli che vengono a Milano ci devono passare. Durante le seconda Guerra Mondiale c’era un vastissimo ricovero antiaereo nei sotterranei, oggi allagato e in parte inesplorato. Sopravvive la leggenda dell’esistenza di un secondo livello. Effettivamente sono stati trovati due accessi ostruiti dalle macerie all’inizio delle perlustrazioni. E secondo le dicerie dei senzatetto che un tempo affollavano la stazione, questo sotterraneo più profondo era popolato da strani rettili di ignota provenienza…
…e sempre in tema di sotterranei, in zona Gorla di trova la Villa Ottolenghi-Battyani-Finzi, nel cui giardino è stato ritrovato un rarissimo Tempio della Notte, luogo segreto di riunioni massoniche.
Sempre legato al periodo della seconda Guerra è l’ultimo mistero che andremo ad affrontare. Probabilmente il meno conosciuto ma anche il più intrigante.
A volte, forse, i fantasmi ne sanno più di noi. Perché ancora oggi in via Mecenate, periferia sud, vaga lo spettro di un robusto signore che indossa un antiquato giubbotto di pelle: pare essere Gianni Caproni, che cerca inutilmente la sua scomparsa officina d’aerei. Durante l’ultimo conflitto vi si costruivano velivoli per la Regia Aeronautica. Annesso alla fabbrica vi era un bunker antiaereo. Il 13 giugno del 1933, registrano le cronache, un oggetto volante non identificato fu avvistato sui cieli di Milano. Pare sia precipitato in periferia. E che Mussolini in persona avrebbe dato l’ordine di recuperarlo e nasconderlo per studiarlo in un luogo segreto e ben protetto. Indovinate dove?
Siamo in periferia. E’ tardi. Fa freddo. A quest’ora i mezzi pubblici non passano più.
Se vedete la figura di cui sopra, potreste chiedere a lui cosa accadde davvero quella notte. E perché desidera tanto ritrovare la sua officina. Così, tanto per passare il tempo.

Lui ne ha da vendere, come tutti i fantasmi…

Fonte: http://www.lazonamorta.it/lazonamorta2/?p=584