Piano: Renato Carosone

Diplomatosi in pianoforte all’età di diciassette anni presso il conservatorio di San Pietro in Majella, è subito scritturato da una compagnia d’arte varia ed inizia la sua attività in Africa, prima a Massaua, poi ad Asmara ed infine ad Addis Abeba, prestando pure servizio militare. Rientra in Italia nel 1946, ad ostilità finite e dopo quasi un decennio d’assenza. Nel 1949, scritturato da un nuovo locale napoletano, lo Shaker Club, dà vita al Trio Carosone: condividono l’avventura l’olandese Peter Van Wood – tra i primi a suonare da noi la chitarra elettrica, in seguito autore di brani quali “Tre numeri al lotto” (1949) e “Via Montenapoleone” (1954) – ed il fantasioso Gegè Di Giacomo, batterista versato per la comicità. Il successo del gruppo è immediato, con un repertorio influenzato dal jazz – Fats Waller, soprattutto – ed in parte fondato sulla garbata ironizzazione di canzoni della tradizione napoletana (“Scalinatella”, “Anema e core”, “Luna rossa”) od italiana (“E la barca tornò sola”). Quando Van Wood decide di lasciare per recarsi in America, la band s’allarga dapprima a quartetto e, successivamente, a sestetto. La notorietà in continuo aumento – rafforzata dalle esibizioni al locale di Sergio Bernardini, la Bussola di Focette, in Versilia – porta il nostro ad incidere, tra il 1954 ed il 1958, i sette 33 giri di “Carosello Carosone”, ove sono raccolte gran parte delle sue irresistibili composizioni. Intanto nei concerti, divenuti degli autentici spettacoli – l’introduttivo “Canta Napoli” di Gegè di Giacomo, i dialoghi singolari ad inframmezzare le esecuzioni, l’uso di oggetti in tema (vedi la penna da indiano per “Il pellerossa”) – destinati a terminare col coinvolgimento del pubblico, vengono eseguiti in maniera travolgente tutti i classici di Carosone: “Maruzzella” (1955), dedicata alla moglie e scritta assieme ad Enzo Bonagura; “Tu vuo’ fa’ l’americano” (1956), che inaugura in maniera felicissima la collaborazione col pittore-paroliere Nicola Salerno, in arte Nisa; “O’ sarracino” (1958), dal ritmo travolgente; “Torero” (1958), in testa per due settimane alle classifiche di vendita Usa e che conoscerà oltre trenta versioni in lingua inglese; “Caravan Petrol” (1959), eseguita col turbante in testa da Di Giacomo. Un lungo tour, partito da Cuba e conclusosi alla Carnegie Hall di New York il 5 gennaio 1957 con esiti trionfali, dà conto della straordinaria popolarità del musicista campano: tuttavia non gli impedisce nel ’60 di annunciare, all’apice della carriera, il proprio ritiro dalle scene (“per scendere dalla ribalta – dirà poi – mentre ero ancora vivo”). Il suo silenzio, poche volte interrotto – il concerto alla Bussola nel ’75, un disco nell’82, la non memorabile partecipazione al Sanremo dell’89 – durerà oltre quarant’anni, non bastevoli a far piombare nell’oblio la sua inimitabile arte.

Fonte: youtube.com; www.italica.rai.it/scheda.php?scheda=canzone_carosone