stregheTra gli innumerevoli racconti popolari sulle streghe ve ne uno in particolare su una donna di Benevento (il paese delle streghe per eccellenza) il suo nome era Teresa, di Pesco Sannita, visse nel 1400 e se questa fosse una persona umana, o un essere soprannaturale di certo non lo scopriremo mai, ma i racconti sul suo conto sono davvero impressionanti. vi è un’ aneddoto relativo al marito di questa Teresa che, un giorno rincasò e trovò una strana donna in compagnia di sua moglie, si intrattenne con le due donne e durante un discorso pronunciata la parola “Gesù”, vide la donna scomparire nel nulla, e con esse sua moglie, questo potrebbe farci credere che Teresa fosse un’entità soprannaturale, capace di apparire e scomparire agli occhi degli esseri umani. Dagli atti del processo intentato contro Teresa, emerge l’utilizzo di parti umane per la preparazione dei sortilegi.Teresa confessò di aver sottratto, alle sue vittime, i capelli, e i peli pubici, e di averli impastati con altri elementi, come la cera, sino a formare figure che simbolizzavano l’affatturato, che poi bruciava o trafiggeva.
L’aneddotica su Teresa è limitata e frammentaria. Sappiamo, ad esempio, che una notte, recatasi al sabba, sulla via del ritorno era stata colta dall’alba. Spaventato dalla luce solare, il demone accompagnatore l’abbandonò sulla strada. Il demone scomparve in una nube fluorescente, che lentamente si dissolse al contatto dei raggi solari. Teresa non aveva più la protezione e l’appoggio del suo amante e accompagnatore. Era rimasta sola alla mercè del sole nemico. Cadde a terra, e in breve tempo si trovò quasi in fin di vita. Il sentiero era distante dal centro abitato. Il sole dovette salire alto nel cielo, prima che un viandante si accorgesse del corpo di Teresa steso a terra. Il povero contadino, pronto a soccorrere Teresa, nemmeno immaginava potesse trattarsi di una strega. L’aspetto piacevole del viso, il corpo ancora giovane e attraente, la facevano rassomigliare a una normale, innocente creatura. L’uomo la raccolse, era leggera, la condusse a casa propria, e qui la curò. Due giorni e due notti stette al capezzale del letto, mentre Teresa stentava a rinvenire. Quando finalmente ella si destò, il contadino iniziò a farle un mucchio di domande. La sua curiosità, essendo un uomo solitario, lo portava a farle domande di tutti i tipi, per sapere chi fosse quella bella creatura che s’era ritrovato tra le mura della propria casa. Ma Teresa sfuggiva a quelle domande, trovava ogni volta la scusa per cambiare argomento. Non voleva nuocere al suo salvatore, e per questo non poteva rispondere alle sue domande. Se l’avesse fatto, il contadino non sarebbe sopravvissuto dopo aver ascoltato le parole di Teresa. Ma l’uomo era curioso, e la sua insistenza fu talmente snervante per Teresa, che fu costretta a raccontargli del luogo da cui, la notte prima, ella stava rincasando.
Il racconto fu fatale al contadino, perché di lui non si seppe più niente. Di quest’uomo furono solo ritrovati i vestiti sul bordo di un sentiero poco battuto, vicino a un cimitero. Tra leggenda e verità storica, vi sono soppratutto i luoghi in cui si pensa che le streghe effettuassero i loro riti: si narra di quel noce che, poco fuori dalla città di Benevento, era luogo di un culto oscuro e misterioso. I tempi erano bui. Benevento, assediata dall’esercito bizantino, soffriva fame e morte. La salvezza giunse nelle sembianze di un Vescovo, San Barbato, che abbattè il noce, e ne estirpò le radici. Ma questo non servì a purificare il luogo dal male.
Nella primavera del 1430 venne bruciata come strega una certa Teresa, abitante presso Pesco Sannita. Nella interminabile sentenza fatta redigere dal giudice inquisitore, campeggiano filastrocche contro gli spiriti e i dolori corporali, confessate dalla stessa Teresa sotto le ripetute torture che accompagnavano l’interrogatorio. Teresa confessò davanti al giudice di essersi più volte unta di grasso d’avvoltoio, sangue di nottola e sangue di bambini lattanti. Teresa invocava il demonio Lucibello, il quale le appariva in forma di caprone, la prendeva in groppa e, trasformatosi in mosca, la conduceva velocemente al noce di Benevento. Confessioni, queste, estorte con i dolori terribili inflitti dalle torture della Santa Inquisizione. Probabilmente Teresa considerava il rogo —pena certa cui sarebbe andata incontro— meno doloroso di quelle terribili torture, cui pose fine con le sue confessioni.